Come tutti ho avuto modo di pensare molto in questo periodo.
Non che di solito non lo faccia, ma mi sono resa conto che l’elaborazione di tutti gli stimoli esterni non sono un vero e proprio pensiero, sono una reazione.
E non so quando mi ricapiterà di poter pensare così, senza essere bombardata (é inevitabile, si chiama vita) dall esterno.
Dopo un mese di lock down mi sono completamente spogliata, la testa si era svuotata di tutti gli imput del mondo e sono rimasta io ed io.
Ne ho ricavato moltissimo, ho rielaborato molte cose accadute.
Ho capito che non esistono sempre difetti altrui, ma solo affinità tra le parti.
Ho capito che la spontaneità è la cosa che mi fa stare bene.
Ho capito che non mi piace chi mi vuole diversa, e che non mi piace che gli altri cambino per me, è troppo faticoso piuttosto aprirei la finestra alla tolleranza, quella vera, anche un po’ per volersi bene e non lottare sempre, perché la vita è una ed è la stessa che ci bombarda anche di cose non richieste.
Ho capito che la paura è una forma di controllo, la subisce chi è debole e la impartisce chi è vigliacco.
Ho scoperto che i cani, quelli che vivono in branco quando muore uno di loro per rispetto non vanno a dormire nel posto del compagno mancato, e dall’altra parte ho scoperto che rubano i fiori che porto nella tomba di mia madre.
Ho scoperto che mi piace tanto il silenzio, e il suo valore.
Ho scoperto tante altre cose e spero che ci sia un floppy disk da qualche parte dentro di me, in modo tale da non scordarmi di questi appunti che ho fatto per me stessa.

 

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